Oltre il populismo: “Il futuro dell’umanità è nelle mani dei popoli”

27 Apr

Il crescente fenomeno globale delle migrazioni dai paesi sottosviluppati e in perenne crisi politica verso le nazioni ricche ci conferma che i poveri non vogliono subire l’ingiustizia ma si organizzano, rischiano, studiano, lavorano in vista di un futuro migliore e percorribile. Le strategie di contenimento di questi flussi migratori – elaborate dalle nazioni del primo mondo per rendere i poveri docili e innocui – sembrano, oltre che ingiuste, fallimentari in ogni parte della terra. Il compito di ripensare in modo radicale l’esistenza dei popoli non può essere affidato esclusivamente alle istituzioni politiche, ai grandi gruppi bancari o alle multinazionali. Le organizzazioni di base sono chiamate a dare un contributo importante per pensare nuovamente la politica e la democrazia in termini inclusivi poiché solo chi è a stretto contatto con la povertà, o chi la vive con la propria esistenza, è cosciente, come ricorda Francesco, che: «non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta» (Discorso ai partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari, 28 ottobre 2014).
Sembra chiaro, almeno nel mondo occidentale, che occorre rinnovare le nostre democrazie a partire da percorsi che superino una logica giuridico-formale per avanzare una prospettiva popolare e di democraticità inclusiva. Quindi, bisogna riconoscere che urge un cambiamento da avviare tramite la generazione di processi culturali, sociali e poi politici in grado non di dare risultati immediati, ma di mutare la sostanza della politicità. In questa visione, a parere del Papa, è chiaro che un ruolo determinante deve svolgerlo il popolo: «il futuro dell’umanità non è solo nei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. È soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento» (Discorso al II incontro mondiale dei movimenti popolari, 9 luglio 2015).
La visione integrante della politica proposta dal vescovo di Roma, mette in relazione le guide politico-economiche e i popoli della terra con la complessità del ripensare sia i modelli socio-politici sia la relazione con l’ambiente. In questi termini, si tratta di una vera e propria ecologia umana che tende a includere gli esclusi del mondo globalizzato. La tensione olistica di questo progetto trova nella solidarietà la base per affrontare e limitare quella sottocultura dello “scarto” che produce l’emarginazione nelle sue varie forme e intensità. Così, nell’ottica propriamente politica, necessita un’opera di rivitalizzazione della democrazia – che deve passare per un processo di riforme trasparenti non più rimandabile – la quale miri a garantire l’essenziale ad ogni uomo per vivere e per sviluppare la propria personalità. Inoltre, il principio della solidarietà orienta la nostra società alla fiducia reciproca. In tal modo, la solidarietà si trasforma in fedeltà fra i cittadini e le istituzioni e qualora non si avanzassero logiche solidali verrebbe meno il patto sociale. Una coscienza solidale – diffusa fra i soggetti della società, nei profili istituzionali e associativi – conduce ad un’azione comune inclusiva. Dunque, la solidarietà si configura come un imperativo irrinunciabile per le nostre democrazie perché questa raffigura, a parere del filosofo Charles Taylor, il motore di un’azione sociale curativa.
In un sistema socio-politico nel quale l’unico parametro di misura sembra essere l’interesse del singolo con la conseguente disgregazione di ogni forma di socialità, pare evidente che una democrazia inclusiva debba rilanciare anche la dialettica del dono. Infatti, il dono è un elemento in grado di recuperare la dimensione relazionale che è costitutiva dell’essere umano. Il dono gratuito e disinteressato oltre a promuovere il ricevente permette al donatore di riconoscersi. Così, il donare non possiede un valore meramente privato, ma ha anche una valenza pubblica poiché senza dono non vi è vera socialità. Nella comunità, il dono primordiale consiste nel riconoscere all’altro la dignità di essere umano.
La teoria del dono e l’esercizio della solidarietà possono costituire un binomio valoriale per rinnovare la politica in vista di una democrazia inclusiva. Democrazia che, generata e alimentata da questa base valoriale, può attraversare e superare la deriva populista nella quale il sistema politico occidentale sembra pienamente caduto.

Rocco Gumina

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