Per una maggiore socialità: il valore della sussidiarietà

27 Apr

L’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa
è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra
del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle
(Pio XI, Quadragesimo anno)

In uno scenario globale sempre più ricco di connessioni culturali, etniche, religiose ed economiche, la politica – ad ogni livello – dovrebbe ordinare il proprio ripensamento sistemico alla luce del valore della sussidiarietà. Si tratta di un principio enunciato chiaramente nell’art. 118 della nostra carta costituzionale nella quale si afferma: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà». Il valore della sussidiarietà – nel riconoscere l’autonomia politica ed economica dei soggetti e delle comunità – sancisce il dovere da parte dello Stato, o delle istituzioni maggiori, di integrare le mancanze degli enti minori. La finalità di tale intervento è legata allo sviluppo della persona intesa come membro attivo della società civile. Di certo, una riforma politica ispirata all’attuazione della sussidiarietà potrebbe valorizzare la logica della socialità e dell’integrazione in un momento storico nel quale occorre guidare culturalmente e politicamente la Babel, per dirla con Bauman, della globalizzazione.
A sua volta, il valore della sussidiarietà si poggia da un lato sul principio personalista dall’altro sul riconoscimento del ruolo dello Stato e delle autorità sovranazionali. Se la prospettiva personalista ci ricorda che l’individuo da solo non è in nessun caso autosufficiente poiché la vera natura dell’uomo si declina nella socialità dei beni e delle relazioni; il riconoscimento del ruolo delle istituzioni maggiori ci permette di chiarire che lo Stato non è solamente uno degli attori per la concretizzazione dell’interesse generale, ma il garante. Quindi, se lo Stato ha come finalità il bene comune – per il tramite della sussidiarietà – la socialità viene istituzionalizzata.
In Italia, sin dall’impegno di alcuni intellettuali cattolici per la stesura del Codice di Camaldoli, è diffusa l’idea che le istituzioni politiche di qualsiasi livello abbiano per finalità la giustizia sociale che permette l’esercizio di un’autentica libertà. Si tratta di una sorta di perenne tensione culturale e politica – che trova una fonte costituzionale negli articoli 2 e 3 della nostra carta – la quale costituisce la visione politica generata dai costituenti. Simile visione esprime il valore dell’uguaglianza sia nella prospettiva delle libertà personali e sociali da garantire a ciascuno sia nell’ottica della diffusione dei mezzi in grado di permettere lo sviluppo di ogni persona e, pertanto, da assicurare a tutti. Oltre a ciò, la nostra Costituzione lega il principio di sussidiarietà alla solidarietà la quale va promossa in modo verticale, ovvero dalle istituzioni, ma anche in prospettiva orizzontale tramite l’adempimento da parte di ogni cittadino dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. In sintesi, la visione culturale e politica dei nostri costituenti riconosce che non può esserci vera libertà senza giustizia sociale.
Inoltre, l’attuazione del valore della sussidiarietà avvierebbe dei processi di riforma anche nell’Unione Europea oggi avvertita come un’entità sovranazionale quasi per nulla rappresentativa in termini politici. Infatti, la sussidiarietà implica lo sviluppo di una partecipazione politica dal basso che non esclude ma reclama solo in caso di necessità l’intervento dall’alto.
L’odierna Babele politico-economica – che investe il progetto occidentale generato all’indomani del crollo del muro di Berlino – ci invita, a qualsiasi livello e latitudine, a ripensare i fondamentali della socialità e, dunque, dell’umanità. La proposta avanzata dal capitalismo totalitario che aizza i desideri della pancia dei popoli – si veda la Brexit in Inghilterra, l’elezione di Trump negli USA, il grande consenso riscosso dalla Le Pen in Francia e da Geert Wilders in Olanda – non sembra in grado di avanzare una proposta di convivenza planetaria. Verosimilmente, il valore della sussidiarietà – con tutte le declinazioni e varianti che comporta – potrebbe orientare un processo di ripensamento e di riforma capace di figurare, per via di una maggiore socialità, la svolta politica del XXI secolo.

Rocco Gumina

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