Perché più forte delle mafie è la vita

22 Mag

Questo è l’apporto specificatamente cristiano.
Cioè la capacità di armare il cuore degli uomini
a resistere sino alla fine al male,
ma arrendendosi e consegnandosi a Dio
(Cataldo Naro, 2005)

La mafia è ancora forte
Le cronache giornalistiche, la povertà di diversi territori, la corruzione diffusa e la percezione comune ci rivelano come in Italia la criminalità organizzata sia ancora forte e capace di tessere relazioni con il potere politico e imprenditoriale a qualsiasi livello e intensità. Infatti, dalla periferia calabrese al cuore economico-finanziario italiano incarnato dalla città di Milano, si registra una presenza che con diversi linguaggi, profili e metodologie persegue interessi criminali a scapito del tessuto vitale delle nostre terre. Dalle uccisioni al gioco d’azzardo, dal traffico di droga a quello dei rifiuti tossici, dalla prostituzione al commercio di armi, dal controllo sui territori alla pratica dell’omertà, le mafie sviluppano un’azione volta a rubare e a deturpare ogni speranza come pure qualsivoglia futuro alle presenti e alle successive generazioni. La ricaduta politica più evidente – prodotta dalla diffusione di questo cancro nella nostra comunità nazionale – è la negazione dei diritti personali e sociali. A tal proposito lo scorso 19 marzo, in occasione dell’incontro promosso da Libera per ricordare le vittime delle mafie, il presidente della Repubblica Sergio Matterella ha affermato: «Le mafie sono la negazione dei diritti. Opprimono, spargono paura, minano i legami familiari e sociali, esaltano l’abuso e il privilegio, usano le armi del ricatto e della minaccia, avvelenano la vita economica e le istituzioni civili». Alla presenza negativa delle mafie si accompagna, come annotano nel 1991 i vescovi italiani, il crollo: «del senso di moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti» (CEI, Educare alla legalità). Dinanzi a questo scenario, non basta più elaborare e promulgare leggi, regolamenti e distintivi che attestino la legalità, bensì occorre un impegno educativo per l’avvio e il sostegno di una crescita culturale.

Sostenere la crescita culturale
Rispetto all’inizio degli anni Novanta, nella società italiana è maturata una sensibilità e una relativa consapevolezza sugli effetti mortiferi della presenza delle mafie. Ciò ha condotto ad un impegno per lo sviluppo della cultura della legalità nelle scuole, nelle associazioni, nei partiti, nei sindacati, nel mondo delle imprese. Simile attività, per il capo dello Stato, è un compito che deve riguardare: «ciascuno di noi: nell’agire quotidiano, nei comportamenti personali, nella percezione del bene comune, nell’etica pubblica che riusciamo ad esprimere. Per questo motivo, la lotta alle mafie riguarda tutti. Nessuno può dire: non mi interessa. Nessuno può pensare di chiamarsene fuori» (Intervento all’incontro promosso da Libera, 19 marzo 2017). Difatti, solo se leghiamo le strategie repressive ad una sempre più diffusa cultura della legalità possiamo pian piano eliminare i circuiti che in modo diretto o riflesso alimentano e costituiscono la criminalità organizzata. Inoltre, una crescita culturale – per i singoli cittadini e per i gruppi sociali e istituzionali – è continuamente sostenibile tramite la proposta di un cambio di mentalità destinato a riformulare la nostra comunità in termini maggiormente democratici. Così, il sostegno per la crescita culturale volta a favorire una nuova moralità pubblica, è un’urgenza del nostro tempo che deve considerare ogni cittadino come protagonista del cambiamento il quale può radicarsi nel seno di una cultura della vita.

Per una cultura della vita
Alcuni elementi come la mancanza del lavoro, l’emergere di nuove problematiche sociali, l’assenza di incisività da parte della politica istituzionale e partitica, l’atavica crisi economica del Mezzogiorno possono spingere verso un pessimismo esistenziale incapace di generare forze per debellare il male oscuro delle mafie. Per questo motivo, a fondamento di un’operazione volta allo sviluppo culturale, bisogna porre il valore della vita come farmaco più forte di qualsiasi criminalità organizzata. Papa Francesco, in visita alla popolazione di Scampia nel 2015, ha elaborato la prospettiva di una cultura della vita in questi termini: «Il cammino quotidiano in questa città, con le sue difficoltà e i suoi disagi e talvolta le sue dure prove, produce una cultura di vita che aiuta sempre a rialzarsi dopo ogni caduta, e a fare in modo che il male non abbia mai l’ultima parola». Per l’avvento nel nostro Paese di una simile cultura, è necessario sia l’elaborazione di una buona politica sia un’educazione capillare al rispetto della dignità dell’uomo in famiglia, sul posto di lavoro, nella società. Insomma, si tratta della ricerca di un nuovo umanesimo che sappia cogliere tutte le positività della cultura e della popolazione italiana al fine di respingere la disumanizzazione prodotta dalle mafie. Urge, allora, resistere alla cultura della morte per fare spazio all’affermarsi della vita.

Rocco Gumina

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