Verso una libertà creatrice

11 Giu

Un uomo è libero, se si è liberato di se stesso;
se è del tutto padrone della sua essenza,
e realizza così la sua verità
(Romano Guardini)

Cos’è la libertà?
L’epoca moderna è caratterizzata dall’affermarsi di una logica liberale – in ambito politico, economico, sociale e privato – che pone l’uomo, e la sua coscienza, come l’artefice di se stesso e del proprio destino. Se tale visione è abbastanza gradita e diffusa nella cultura contemporanea, non lo è affatto, invece, l’idea di libertà. Infatti, sembra che l’identità sostanziale della libertà non sia mai né compiutamente formulata né tantomeno condivisa. Per Romano Guardini, la libertà è, anzitutto, il diritto: «di avere una propria convinzione personale. Con ciò intendo dire la facoltà di pensare sul senso della propria esistenza. La capacità di dire la propria idea e di vivere conformemente ad essa» (Libertà, 1960). La libertà, quindi, è quella possibilità umana che nasce dall’esercizio del pensiero e mira a scandagliare ogni aspetto personale e collettivo – lavoro, politica, affetti – verso la ricerca di quello che si ritiene attinente alla verità. Messa in questi termini, la libertà non è affatto l’espressione, sia teorica sia pratica, di uno sterile spontaneismo o dell’esclusivo dar seguito alle passioni, bensì una fatica quotidiana della sfera intima dell’uomo. Così la libertà, prima di essere pretesa da realtà esterne al soggetto – istituzioni, ideologie, legami sociali e affettivi ecc. – deve sorgere dal lavorio del singolo in vista di scelte valoriali che riguardano, in un modo o in un altro, la comunità e i rapporti con gli altri. Da questa prospettiva possiamo precisare che la libertà, in quanto apertura alla verità, non è un valore fine a se stesso e neanche un rivestimento esterno della coscienza umana fatto di opzioni legate a progetti, desideri, luoghi. In definitiva, la libertà da un lato contraddistingue la coscienza più intima dell’uomo dall’altro è apertura verso qualcuno e per qualcosa.

I “nemici” della libertà
Nonostante le apparenze, molti sentori della tarda modernità ci fanno capire che la nostra epoca non incarna – per i singoli e per le comunità – il tempo del pieno e maturo esercizio della libertà. Difatti, nella nostra società, possiamo individuare tre “nemici” della libertà che sono: l’immediatezza; la volontà di riuscita; il giovanilismo. Il primo nemico, l’immediatezza, è legato alla passione bruciante per il momento da vivere al di là e al di sopra di ogni responsabilità. Ciò produce una vita appesa all’immediato e all’occasione da sfruttare. Pertanto, si genera un senso dell’esistenza sprovvisto di un progetto a cui tendere. La seconda minaccia è la volontà di riuscita in un progetto di vita – diventare ricchi, famosi, potenti o di successo – che si tramuta in un autentico dittatore interiore della coscienza. Simile rischio, genera individui schiavi del proprio programma di vita e incapaci di riorganizzarsi e riconfigurarsi all’interno di un riferimento comunitario. Infine, il terzo nemico della libertà è il diffuso senso di giovanilismo negli adulti. Oltre a ciò che appare esternamente – la ricerca della perfetta forma fisica, della performance atletica, del nascondimento dei segni tipici dell’età avanzata – il grande rischio del giovanilismo negli adulti è quello della perdita della prerogativa principale della maturità: la pazienza. Con l’assenza della pazienza, si smarrisce anche il senso del procedere lento, precario, cangiante – ma comunque fecondo – della vita.

Verso una libertà creatrice
I “nemici” della libertà, concepiti dall’odierno contesto contraddistinto da apparenti liberalizzazioni e flessibilità, conducono ad interpretare le scelte umane in base ad una visione che slega l’individuo dalla relazione con la società. In tal modo, da un lato si cerca di risolvere problemi sistemici con iniziative personali dall’altro si promuove una concezione negativa della libertà tutta concentrata sull’assenza di ogni forma di limite. Un’inversione di tendenza rispetto agli esiti di una parte del progetto della modernità, può apparire tramite la rielaborazione della libertà in termini affermativi, positivi e, dunque, creativi. Si tratta di un compito essenzialmente educativo destinato a promuovere la libertà creatrice con la quale si potrà generare una nuova idea di vita autentica, piena e capace di armonizzare le esigenze dei singoli con le attese della comunità.

Rocco Gumina

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