Il Punto

Chi ha paura della democrazia deliberativa?

I mali della democrazia si curano con più democrazia (J. Dewey)

Che la nostra democrazia sia in crisi è noto a tutti. Ma la questione centrale, per chi avverte in modo stringente le difficoltà del nostro sistema e cerca di operare in vista del cambiamento, è legata alla profonda comprensione e al superamento graduale di tale stadio.
Senza alcun dubbio, il futuro dei popoli – e dei processi democratici – non può essere pensato e attuato esclusivamente da chi rappresenta i poteri istituzionali o da chi detiene disponibilità economica o legami con apparati burocratici e finanziari. Il futuro dell’umanità deve essere riconsegnato nelle mani dei popoli e nella loro capacità di organizzarsi e di prospettare una convivenza realmente democratica. Ovviamente, questa riconsegna non potrà essere indolore. I popoli sono chiamati alla fatica in vista della riconquista della possibilità di deliberazione in ambito politico, economico, culturale e sociale.
La rivitalizzazione dei processi democratici passa anche dall’idea di umanità che si formula. Una logica umana individualistica non può reggere l’esistenza del patto sociale – necessario per la vitalità della democrazia – il quale per sopravvivere ed essere fecondo richiede alcuni valori come la fiducia e la solidarietà reciproca. Quindi, un’antropologia relazionale e aperta al dono può permettere ai vari agenti politici – singoli, lavoratori, famiglie, associazioni, partiti, istituzioni – di sviluppare le proprie capacità da mettere in circolo nel dinamismo democratico. Sottinteso a tale ragionamento vi è la percezione della prassi democratica non come mero rispetto delle procedure legislative e burocratiche, bensì come movenza culturale, psicologica, sociale e spirituale tesa ad una finalità: la vita buona. Pertanto, è assolutamente falso pensare che impegnarsi o meno in politica sia la stessa cosa poiché la democrazia, e il suo necessario rinnovamento, ha bisogno del contributo di tutti.
La forma di democrazia rappresentativa diffusasi nel corso degli ultimi secoli ha permesso lo sviluppo dei diritti umani e politici. Tuttavia, nel nostro contesto, tale forma istituzionale è sempre più in crisi sia per l’incremento di un populismo che desidera soddisfare solo i desideri della “pancia” degli individui, sia per la crescita di un assetto post-democratico nel quale i veri detentori del potere non sono gli eletti bensì le grandi lobby economiche, finanziarie e burocratiche. In questo modo, pur preservando il guscio della democraticità, nella polpa il nostro sistema non è più realmente democratico.
Dato che nel corso della storia, dai primi esperimenti in Grecia a Donald Trump, la democrazia è stata capace di rinnovarsi con continue trasformazioni, l’odierno scenario di crisi non reclama la fine della democrazia ma un’estensione di questa. La democrazia deliberativa – già sperimentata in Brasile, Irlanda, Islanda, Portogallo, ma anche dalle nostre parti in Liguria, Lazio, Toscana e a Bologna – è una modalità di coinvolgimento dei cittadini che si basa sul fondamentale primario della logica democratica: la partecipazione. Si tratta di una sorta di estensione della democrazia che permette ai cittadini – tramite forum, consulte, coordinamenti – di scegliere politicamente sui temi legati alla propria comunità. Insomma, una specie di quinto potere politico – accanto al legislativo, esecutivo, giudiziario e ai media – in grado di innovare la nostra democrazia nella speranza del superamento dell’attuale crisi.
Senza alcun dubbio, la democrazia deliberativa non è la risoluzione ideologica a tutti i mali della nostra politica poiché urge, sempre di più, una classe dirigenziale onesta e con una visione del futuro ma anche una cittadinanza consapevole e interessata al bene comune. Eppure, la prassi deliberativa permette di ripensare la partecipazione politica e il potere in chiave diversa cioè comunitaria. È chiaro che alcuni – fra coloro che con la politica, con l’economia o con la burocrazia gestiscono il potere in modo personale – potranno avere paura di una democrazia ripensata in modo deliberativo. Ma la crisi in atto non ammette deroghe, ritardi o paure.
La città di Caltanissetta con l’istituzione della Consulte comunali – di cui si è discusso recentemente in un incontro organizzato dal Polo Civico – potrebbe avviare un percorso verso la democrazia deliberativa. Speriamo che, a Caltanissetta, nessuno ne abbia paura.

Rocco Gumina

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