San Pio X: parrocchia in cammino con fede, speranza e carità

1 Lug

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La comunità parrocchiale di san Pio X guidata da don Alessandro Giambra, don Rino Dello Spedale Alongi e don Gabriel Olekillel ha vissuto lo scorso fine settimana un momento di grande importanza nella prospettiva della fede e della carità.

Sabato 29 giugno, solennità di san Pietro e Paolo, i sacerdoti della comunità insieme ad essa hanno ricordato l’anniversario della propria ordinazione presbiterale caratterizzandolo nell’ottica della carità e della speranza. Infatti, le offerte raccolte durante la celebrazione eucaristica e il ricavato della festa organizzata dopo il rito liturgico (per un totale di 2000 euro) è stato interamente donato alla piccola Chiara Cumella la quale dovrà sottoporsi ad un delicato intervento negli Stati Uniti d’America.

Domenica 30 giugno, invece, si è svolta presso contrada Roccella, un’assemblea programmatica dell’intera comunità parrocchiale che è servita per compiere una sintesi dell’anno pastorale appena trascorso e soprattutto per programmare i festeggiamenti per il cinquantesimo dell’istituzione della parrocchia di San Pio X. Tali festeggiamenti non si fermeranno a momenti di celebrazione ma si cercherà nell’occasione di dare vita ad una progettualità profonda e sistematica che possa, sulla scia dell’opzione per la carità che la comunità ha sempre vissuto, alimentare nuovi percorsi per il coinvolgimento e la formazione dei giovani e delle famiglie. Quattro sono stati i gruppi tematici per la riflessione e la proposta durante la giornata: 1) eventi, guidato da Mirella Campione; 2) solidarietà, condotto da Raffaele Giarratana; 3) liturgia, con il responsabile Giuseppe Diprima; 4) feste, guidato da Alessandro Calabrese.

Attraverso la solidarietà compiuta con progettualità, tramite la trasmissione della fede e il coinvolgimento delle giovani generazioni, la comunità parrocchiale di san Pio X si appresta a vivere un momento di particolare servizio per il proprio territorio ma anche per l’intera cittadina. L’intenzione è quella di esser a disposizione di una realtà, quello nissena, che nel giro di pochi decenni è radicalmente cambiata per diverse motivazioni. L’occasione del ricordo del cinquantesimo anniversario della fondazione della parrocchia sarà un tempo di sintesi, di proposta e di nuova lettura dei bisogni della gente in un mondo che è in continuo cambiamento.

Comunità parrocchiale San Pio X

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C’è ancora posto per i cattolici democratici?

30 Giu

cattolici-e-politica-50f92803e13beLa recente rottura “a caldo” della fusione “a freddo” avvenuta nelle scorse politiche tra l’Unione di Centro guidata dall’evergreen Casini, buono per ogni stagione, e Mario Monti tecnico prestato alla politica per redimerla ma che adesso cerca espiazione da essa, ci può dare l’assist per l’avvio di una riflessione circa il destino attuale e futuro di quello che una volta veniva largamente inteso come “cattolicesimo democratico”. Infatti, nel contenitore UDC – Scelta Civica ormai scoppiato da più parti, vari sono stati i protagonisti da Olivero a Riccardi, da Buttiglione alla Binetti che in un modo o nell’altro si possono accostare – con le dovute differenze e qualità – alla storia politica cattolico – democratica. Questa – dai pionieri Murri e Toniolo, ai costituenti Dossetti e De Gasperi passando per Sturzo, La Pira, Lazzati, Fanfani e Moro – ha rappresentato per l’intera nazione italiana una risorsa in termini di progetti, di idee, di visione del mondo e di rappresentanza sociale e politica che ha grandemente contribuito a configurare la nostra democrazia così come viene espressa nel dettato costituzionale. Dopo lo scioglimento della DC e i vari tentativi fallimentari, lungo gli anni successivi, di riproposizione di una forza almeno d’ispirazione cattolico – democratica è giunto ormai il tempo di fare un bilancio in vista di una nuova ri – esistenza per quanti si sentano eredi di tale illustre storia politica.

Se il Partito Democratico ha al suo interno un gruppo legato a tale cultura, esso non appare né può essere predominante rispetto ad una corrente maggioritaria massimalista, e ormai con Renzi e Civati anche populista, che la fa da padrone; Il Popolo della Libertà (ormai ex in vista della rinascita di Forza Italia, manco fosse il Partito Popolare che Martinazzoli ripropose allo scioglimento della DC per testimoniare la continuità con un’ideale politico) non se la passa molto bene. Infatti, se il PD pur oligarchico riesce a garantire un minimum di relazionalità ed essenza partitica, nel PDL invece, ex socialisti e comunisti, cattolici democratici e tradizionalisti, ex modelle ed ex uomini e donne dello spettacolo, al richiamo del capo non possono che rispondere presente nonostante le proprie convinzioni politiche coltivate, magari seriamente, in coscienza.

Il Concilio Vaticano II ha sancito finalmente in una prospettiva magisteriale quanto da decenni già affermava il filosofo di punta del personalismo cristiano, Jacques Maritain, il quale fu l’ispiratore del gruppo dei professorini alla costituente. Ovvero, i cattolici impegnati in politica possono e debbono avere diversi orientamenti e collocazioni partitiche, poiché su tematiche legate all’economia e allo sviluppo della società non ci possono essere verità di fede infallibili calate dall’alto. Se tale dato oggi appare più che consolidato, non lo è altrettanto la caratterizzazione politica di questo in termini di influenza positiva e visibilità dei cattolici in politica. Essi, soprattutto durante le campagne elettorali a vario livello, vengono presi e strattonati a destra e manca come totem in rappresentanza di un mondo il quale difficilmente riusciranno a rappresentare perché schiacciati pesantemente da altre concezioni e/o correnti del “fare” politica. I cattolici in politica non possono ritrovare l’unità solo sui temi etici circa l’inizio e il fine vita, ma devono ripensarsi, riformarsi e riconsiderarsi a partire da una visione propositiva della società e non più solamente reazionaria. La Chiesa cattolica in qualità di comunità convocata dallo Spirito e organizzata in maniera comunionale – gerarchica, ha in tutto questo alcune responsabilità. Poiché se il mondo associativo cattolico, pur nel variare della consistenza e della struttura, rimane in Italia un importante riferimento, non lo sono altrettanto i cattolici in politica i quali formati nelle comunità ecclesiali di provenienza con singola maturità personale sono chiamati a spendere i propri talenti nell’agone partitico – politico. Ci si è mossi abbastanza come comunità per alimentare esistenze “vocazionali” da investire in modalità personale in politica? Oltre alle Scuole di formazione socio – politica diffusissime all’inizio degli anni ’90, si è pensato a orientare la catechesi e l’intera formazione parrocchiale e dei movimenti ecclesiali alla dimensione politica?

Forse con tutta umiltà i cattolici italiani nel loro insieme sono chiamati a denunciare le loro mancanze circa il tema in discussione. Forse per tale motivo è arrivato il tempo, per dirla con Dossetti, di un purgatorio per i cattolici italiani impegnati in politica in grado di far ripensare alla grandezza di tale investimento – missione, che i cristiani fanno sempre con proprie personali responsabilità e mai come inviati dalla gerarchia. Un tempo di purgatorio nel quale riconsiderare le proprie forze e convinzioni a disposizione in vista di una ri – esistenza sui principi cattolico – democratici. Un tempo in cui la visibilità e la gestione del potere rimanente deve cedere il passo ad una formazione silenziosa, vera e profonda in grado di ristrutturare e pertanto ripensare una presenza di cui l’Italia ha fortemente bisogno. Nessuno degli attuali partiti che calcano la scena politica, sembra sia in grado di poter dar posto ad una tipologia di azione di questo tipo anche solo di sponda. I cattolici, come in altri tempi della storia recente italiana, sono così chiamati a percorrere una notte che è veramente tale e non solo in apparenza. In passato si è riusciti a percorrerla con nuove idee, coraggio, collaborazione e forza vitale propositiva. Se ciò si ripeterà dipende solo dalla generazione presente.

 

Rocco Gumina 

Rinnovamento della politica: ControSenso sesta puntata

29 Giu

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Nella sesta puntata di ControSenso abbiamo trattato insieme all’ospite Gianluca Nicosia del tema assai importante e spinoso del rinnovamento della politica.

Ecco il link per vedere l’intervista che contiene anche una riflessione di Stefano Vitello sul corso di formazione politica promosso dalla Diocesi nissena e la presentazione dell’esito di un sondaggio “Giovani e politica” a cura di Fabio Mocciaro. http://www.youtube.com/watch?v=pfssskNjwF8

Scontro fra diritti?

26 Giu

415px-Palermopride2013_logoIl recente svolgimento a Palermo del Pride (per gli organizzatori) o del gay Pride (per i denigratori), ha riaperto anche in Italia il dibattito su di un tema molto discusso il quale riesce a dividere intimamente le sensibilità del nostro popolo e che non arriva veramente a concludersi tramite una proposta pacificatrice che sia in grado di rifarsi alla realtà delle cose. Di certo siamo dinanzi ad uno dei temi caldi dell’attualità politica italiana degli ultimi anni (tutti ricorderanno la discussione sui Pacs o sui Dico) che investe emotività, profili culturali, posizioni politiche ed etiche molto diverse fra loro.

Un corpo politico che vuole discutere seriamente su di un tema così lacerante per la propria esistenza è chiamato certamente a mettere da parte spinte sentimentali e prese di posizione a priori, per discutere insieme nella prospettiva della ricerca di una risoluzione anche temporanea della questione alla luce di alcuni necessari presupposti che chiamerei logico – naturali.

Proprio la recente manifestazione palermitana sembra aver riproposto la tematica nell’ottica dello scontro fra diritti. Infatti, da un lato si cerca di difendere quelli della famiglia naturale, dall’altra si tenta di estenderli e darli una volta per tutte come acquisiti senza un minimo di riflessione critica su quello che questo possa comportare. Cosi i primi si ritengono dignitari di diritti da tutelare, i secondi invece discriminati e, animati da un atteggiamento combattivo, operano in vista dell’ottenimento di quello che ritengono spetti loro in un regime di post-modernità e, a parer di questi, di post-cristianità.

A me sembra che non si tratti proprio di uno scontro fra diritti. L’uomo nasce come tale. La legge riconosce quello che egli è per sua natura. Nel corso dei secoli le comunità umane e politiche hanno affermato sempre più ampliamente quello che l’uomo è sin dai primordi della sua storia. Egli preso nella sua realtà naturale, la quale è stata riconosciuta via via nel corso dei secoli dalle legislazioni, deve essere tutelato poiché portatore di diritti in quanto uomo. Si pensi al testo della Costituzione italiana nei primi 12 articoli fondamentali dove possiamo veder esposto il diritto alla piena realizzazione della persona tramite il lavoro, lo studio, la sanità, la libertà, la cultura ecc. Fra essi non appare il diritto alla paternità e alla maternità. Non perché i padri costituenti lo abbiamo dimenticato, ma poiché questo più che essere un diritto è una possibilità che l’uomo e la donna sono chiamati a realizzare nella prospettiva biologica, come in quella educativo – spirituale largamente intesa.

Proprio tale precisazione ci invita a puntellare altre questioni della tematica presa in oggetto. Infatti, se la paternità non è un diritto, ma una possibilità, essa va compiuta alla luce di talune situazioni e non in ogni scenario possibile. La condizione originaria e originante della paternità, come della maternità, è l’unione stabile fra l’uomo e la donna che chiamiamo famiglia. È evidente che esistano altri percorsi possibili per l’esercizio della paternità (si pensi alle adozioni, alle comunità per minori, all’impegno che ogni uomo e ogni donna possono compiere per la crescita di persone bisognose e sfortunate in diversissime situazioni), ma la forma ordinaria è quella che risiede nella famiglia. Pertanto, essa ha in sé per propria natura una caratteristica che la fa essere originale e non imitabile da parte di altre forme di unione umana (nonostante quello che possano pensare e stabilire il Parlamento francese e la Corte suprema americana). Tale sfondo teorico, nel caso di un riconoscimento legislativo delle unioni fra persone dello stesso sesso come già avvenuto in alcuni Stati, sul versante del diritto deve necessariamente porre su piani diversi l’unione fra l’uomo e la donna che chiamiamo famiglia la quale viene sancita dal matrimonio civile e/o religioso, e l’eventuale unione fra persone dello stesso sesso.

In uno scenario come quello della comunità sociale e politica italiana la diversità di voci, di impressioni, di indirizzi e di opinioni appare più che comprensibile. Non lo è altrettanto il clima di scontro a base emotiva e non logico – razionale che spesso alimenta il dibattito su questi temi. Ad esempio dovrebbe essere dato per scontato il fatto che quando si affrontano tali questioni non è mai in dubbio il rispetto per la persona e pertanto va esclusa ogni forma di discriminazione. Ma il non discriminare non comporta automaticamente mettere sullo stesso piano unioni affettive stabili di tipo eterosessuale ed omossessuale le quali non possono avere le medesime caratteristiche e finalità, perché sono “realtà” e dimensioni dell’umano differenti.

Un altro dato certo sul tema è il comportamento pessimo da parte dei diversi rappresentanti istituzionali e partitici della politica locale e nazionale. Si passa, infatti, da affermazioni che preannunciano il giudizio imminente di Dio (vedasi qualche esponente del consiglio comunale di Palermo), a iniziative parlamentari volte a chiarire la partecipazione di un ministro all’evento del Pride palermitano (il nisseno Alessandro Pagano). Al politico rappresentante dei cittadini è richiesto non un atteggiamento di continua campagna elettorale da perpetuare con la strumentalizzazione di tesi conservative o progressiste, ma la capacità di mediazione e proposizione fra più istanze nel tentativo di rimanere ancorati all’uomo in quanto tale e non all’idea di esso che ci siamo fatti cammin facendo. Infatti, i diritti risiedono nell’essere umano e non nelle proposizioni fra le più varie che di questo ci facciamo. Per tale motivo non è ipotizzabile parlare sul tema in questione di “scontro fra diritti”, ma sarebbe opportuno riflettere su di uno “scontro fra comprensioni fondate e alternativamente fondate dell’umano”. Il Presidente USA Obama dopo la sentenza della Corte suprema americana che eguaglia le unioni eterosessuali ed omossessuali, ha affermato che si è compiuto un passo avanti verso l’uguaglianza. Ciò non è vero per il fatto che l’uguaglianza prevede il rispetto e l’accettazione della cosa o della realtà così come appare e si dice, e non come la s’intende orientare alla luce di convincimenti che possono essere relativi al tempo, alla cultura, ad una maggioranza politica.

 

Rocco Gumina 

Il festival delle interrogazioni

25 Giu

tagli_scuolaLa scuola è finita. Finalmente dopo tante fatiche i giovani e giovanissimi studenti possono rilassarsi un po’ magari con una bella gita al mare oppure guardando in Tv una partita della Confederations Cup che vede impegnata anche l’Italia targata Prandelli-Balotelli. Eppure le interrogazioni non sono finite, anzi. Infatti se per qualche mese a scuola non si andrà per via della pausa estiva e pertanto non vi potranno essere più compiti e interrogazioni, per la politica e per i suoi protagonisti locali e regionali, invece, è un continuo e perenne interrogare. Da quelle comunali sulla presenza ormai duratura delle prostitute in città, a quelle regionali sull’elisoccorso, passando per la sicurezza delle vie cittadine alla stabilità e manutenzione migliorativa della “grande piazza”. Si dirà giustamente che è compito del consigliere comunale e del deputato regionale interrogare l’amministrazione o il governo siciliano per urgenze che coinvolgono in pieno aspetti importati della vita dei cittadini. Non si vuole mettere in discussione questo. Quello che invece si vuol sottoporre a pensiero critico è la modalità odierna di far politica, che riguarda i deputati di importanti assemblee legislative come il consigliere comunale di un piccolo paese con meno di mille abitanti.

La generazione di uomini e donne cresciuta all’indomani del secondo conflitto mondiale e impegnata in politica era abituata a vivere, praticare e mostrare una modalità di impegno che era in grado di offrire risposte al territorio locale e regionale. Diversi degli attuali politici, invece, non possono che denunciare – in molti casi giustamente – inadempienze della stessa politica partitocratica e amministrativa non riuscendo però quasi mai a realizzare quello per cui sono chiamati in quanto eletti: dare risposte alla gente. Questo è uno degli aspetti che evidenzia in maniera palese la crisi della politica generata, continuata e strascicata dai tanti berlusconismi e grillismi a cui ormai siamo abituati da diversi anni i quali corrodono anche quelle forze politiche avverse a Berlusconi e a Grillo. E credo che il festival delle interrogazioni a cui stiamo assistendo da settimane si pone su questa scia.

Il lettore più attento e positivamente malizioso potrà ricordarci che l’attivismo da interrogazione da parte dei politici presenti in assemblee elettive è dovuto al dovere di calcare l’onda della popolarità e anche a quello di affacciarsi sui temi caldi, taluni per la prima volta, in occasione del rinnovo prossimo venturo di alcune importanti amministrazioni. È un dato vero, ma non esaustivo. Infatti, la nostra presa di consapevolezza di un modus operandi di questo tipo da parte dei politici non ci può condurre solamente a giudicare il singolo protagonista dell’odierna scena che passa ed anche in fretta, ma ci deve far giungere ad un’analisi quanto più attenta di un sistema che ha trovato il fondo e che non riesce a risalire. Credo che la riforma della politica e pertanto dei modi operativi dei singoli politici possa iniziare quando si sarà completamente capaci di tornare a guardare in faccia la gente assumendosi anzitutto la responsabilità delle proprie azioni o invenzioni politiche. Solo con il ritorno ad un primato della responsabilità che deve coinvolgere il cittadino elettore e quello eletto, si potrà finalmente cominciare a risalire il fondo del barile con piccoli ma veritieri segnali di rinnovamento. Il rappresentante delle Istituzioni eletto dal popolo svolge la sua funzione a servizio della gente, per la città e non servendosi di essa e delle sue problematiche per continuare ad interrogarsi senza mai trovare le risposte. Paradossalmente oggi abbiamo bisogno di azioni silenziose svolte nella profondità del sistema politico amministrativo, più che di annunci a mezzo stampa su problematiche conosciute da tutti e spesso mai davvero risolte. Quello di cui è in attesa la cittadinanza è una politica che sia in grado con responsabilità di rispondere anche minimamente, ma onestamente alle esigenze della vita di tutti i giorni. Una politica che continua perennemente (anche se talvolta giustamente) ad interrogarsi rischia alla lunga di essere fallimentare e proponitrice solo di se stessa e non delle istanze della povera gente. Caltanissetta e la Sicilia non hanno più bisogno di interrogazioni, ma di risposte.

Rocco Gumina

In ascolto dei padri costituenti

7 Giu

imageDopo l’incerto esito del voto delle ultime politiche, abbiamo assistito ad una convulsa bagarre fra i partiti e fra i loro rappresentanti che si è finalmente sbloccata con la rielezione al Quirinale di Giorgio Napolitano e con la formazione del governo di presunta pacificazione nazionale guidato da Letta.

Tale esecutivo strattonato da diverse parti, a cominciare e soprattutto dai partiti che compongono la stessa maggioranza, sta affrontando una serie di questioni primarie e capitali per il futuro imminente e remoto del nostro Paese.

Tra esse non dobbiamo far passare in secondo piano la questione legata alla riforma della Costituzione che si vuole realizzare con il sostegno di alcuni saggi e con la volontà di snellire e facilitare la gestione e la rappresentatività politica della nazione.

Per realizzare tale compito, posto al primo punto dell’ordine del giorno di ogni governo negli ultimi vent’anni, va compiuto per dovere storico – politico un ascolto attento della lezione dei padri costituenti per discernere quanto e cosa può essere più utile a noi oggi. Questo non va fatto per mero spirito nostalgico o di conservazione, ma per raccogliere le tensioni ideali e fattive di quanti hanno scritto la nostra carta costituzionale, i quali sin da subito si sono accorti delle problematicità circa la seconda parte della stessa (artt. 55 – 139).

Fra i padri costituenti dobbiamo segnalare Giuseppe Dossetti. Di estrazione cattolica e leader del gruppo dei “professorini” impegnati alla costituente e spesso in opposizione critica alla linea di De Gasperi, Dossetti già all’indomani dell’approvazione del testo costituzionale sottolineava le criticità dello stesso. Infatti per questi, occorrevano le basi necessarie per un governo di legislatura in grado di attuare i temi economico – sociali espressi nella prima parte della Costituzione. Per far ciò il governo doveva essere il soggetto di un’azione riformatrice – rinnovatrice capace di cambiare radicalmente il Paese. Quindi un governo forte e in grado di governare e dare un indirizzo per i cinque anni di legislatura. Legato a questo, Dossetti non concordava con il bicameralismo paritario, poiché esso rappresentava e rappresenta un freno al cammino delle riforme. Inoltre per il “professorino”, l’introduzione di una Corte di garanzia costituzionale poteva frapporsi e rallentare il cammino delle riforme.

Quando all’indomani del secondo conflitto mondiale i costituenti realizzarono la nostra carta fondamentale c’erano delle ragioni geo-politiche che potevano prospettare esiti weimariani per un’eventuale costituzione priva di necessari bilanciamenti nella gestione del potere (basti pensare alla forte presenza del Partito Comunista in Italia molto temuta da De Gasperi).

Oggi in un contesto completamente diverso, prima di mettere a punto una forma di governo nella quale il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dal popolo, va interrogata la storia e il nostro presente complesso con le lenti della lezione che ci viene dal passato.

Proprio come già indicava Dossetti, una semplificazione è assolutamente necessaria. Essa però deve costruirsi dalla base tramite un approccio maturo ai grandi temi della nostra democrazia e dell’intera nostra storia. Il fenomeno del berlusconismo, quello del grillismo, quello del ritenere la gestione del potere politico come cosa propria e soprattutto quello dell’astensionismo, possono dirci e manifestarci che viviamo in una democrazia matura?

La risposta a tale quesito è molto problematica e deve percorrere i fattori sociologici, politici, giuridici, storici ed economici del nostro popolo prima di poter solo abbozzare qualche riflessione utile. Ma il nostro compito in quanto cittadini è anzitutto quello di farci l’opportuna domanda in vista di una presunta modifica della costituzione italiana che deve trovarci il più democraticamente maturi per essere seriamente recepita.

Rocco Gumina

 

Chi la fa, l’aspetti!

31 Mag

imageRecentemente l’Unione Comunale del Partito Democratico ha rilasciato insieme ai suoi consiglieri comunali delle dichiarazioni circa lo stato politico e sociale che colpisce la nostra città. Ritengo che tali affermazioni siano in buona parte condivisibili poiché mosse da un soggetto politico e realizzate in maniera politica. Queste vanno però analizzate alla luce di una precomprensione anch’essa profondamente politica.
I dirigenti del PD in maniera opportuna registrano lo stato di crisi che investe la nostra città nella prospettiva economica, sociale e politica. Essi constatano la situazione dell’amministrazione Campisi, la quale con un giudizio non sufficiente si avvia alla conclusione della sindacatura. Si registra inoltre in modo politico e a mio parere esatto, la scollatura tra amministrazione e città rappresentata non solo dai partiti ma anche e in maniera diversa dalle associazioni, dai comitati di quartiere e non da ultimo dai cittadini stessi. Si chiede politicamente in modo opportuno il cambio di passo all’amministrazione comunale per poter finalmente operare in vista della ricerca di soluzioni consone ai problemi che investono il nostro comune.
Ora la critica preformante e radicalmente politica che, a mio parere, va fatta alle dichiarazioni giuste e condivisibili dei dirigenti nisseni del PD è la seguente: se si ritiene che la giunta Campisi non sia riuscita ad amministrare bene la città e pertanto più è il tempo della sua durata, maggiore il danno per la collettivita’ perché non si è proceduti con tutte le forze alla ricerca della soluzione politica della mozione di sfiducia che magari avrebbe affrettato la realizzazione del progetto per Caltanissetta del PD nisseno? Infatti i dirigenti del PD in primis, e poi i cittadini che leggono il dato politico da questi affermato, devono onestamente ma senza preclusioni giudicare anche quello che di positivo può essere espresso alla luce di una consequenzialità degli atti politici. Poiché se i dirigenti del PD non hanno con tutte le loro forze ricercato la soluzione politica della mozione di sfiducia per tornare al voto e realizzare il progetto di rilancio per Caltanissetta, sono da considerare conniventi, da intendere in maniera larga, con l’amministrazione Campisi e pertanto essi non saranno veritieri globalmente quando effettueranno una critica all’attuale governo cittadino perché essa colpirà in modo indiretto anche loro. La mozione avrebbe condotto allo scioglimento del consiglio comunale dando un forte segnale di cambiamento alla città e alla giunta. Infatti è veramente scriteriato non impegnarsi per il bene della propria comunità per la quale si è stati eletti ad amministratori. Ma è altrettanto scriteriato non fare tutto il possibile, dalla parte dell’opposizione, per far terminare un governo giudicato come insufficiente e dannoso. Le conseguenze di quanto scritto potrebbero portarci lontano. Infatti, quale credibilità potrebbe avere una forza politica nel chiedere il voto per il rinnovamento della città, quando essa stessa è stata implicitamente connivente con la precedente amministrazione? Ancora, quale credibilità questa forza politica potrà avere nel chiedere ad altri partiti e poli espressivi del territorio e di tendenze politiche, se nel corso della sindacatura criticata in negativo non ha fatto tutto il possibile per farla cessare? Le risposte a tali quesiti non potranno essere immediate. Ci vorrà il tempo, il giusto discernimento e l’opportuna coscienza politica per farlo. Per adesso da cittadini possiamo solamente registrare la possibilità di una giusta critica ad un’amministrazione decadente in quasi tutti i sensi da parte dei dirigenti del PD, la quale oltre a promuoverli a parer mio può suscitare una medesima costruzione critica nei loro confronti alla luce del proprio operato in qualità di opposizione. Poiché bisogna stare sempre attenti al fatto che quando si cerca di buttare giù qualcuno dalla torre d’avorio, c’è sempre il rischio da correre, in maniera consapevole o meno, di andare dietro a colui il quale si vuole far cadere. Tale rischio non lo corre solo il PD nisseno, ma anche tutte quelle forze politiche rappresentate al consiglio comunale le quali non hanno speso tutte le proprie energie per la mozione di sfiducia.

Rocco Gumina